Quando pensiamo alla vita in camper ci vengono subito in mente viaggi spensierati organizzati all’ultimo minuto, momenti felici con la famiglia e attimi di libertà che solo un camperista può assaporare.
Ma la vita a bordo di un quattro ruote non è sempre così luccicante, e spesso ci dimentichiamo di loro: tutte quelle persone che sono finite a vivere in camper a causa del caro vita o dopo aver perso il lavoro.
(Ma che nonostante tutto, oggi non tornerebbero più indietro).
Tra queste c’è Paolo, originario di Milano che oggi vive in pianta stabile in un campeggio vicino Lecco. Una scelta che ha poco a che vedere con il concetto di libertà, ma che ha dovuto prendere 14 anni fa dopo una brutta crisi finanziaria.
Crisi che in un batter d’occhio gli ha portato via clienti, vita e futuro. Paolo ha perso tutto nel giro di pochissimi mesi, come si evince dalle sue parole “E’ un attimo e ci si ritrova al tappeto”, anche quando sei un produttore televisivo affermato come lo era lui in quel di Milano.
Vita in camper: come è cambiata la vita di Paolo
Un uomo cambiato nel profondo, quasi rinato dopo la sua nuova vita in camper. Un uomo che quando va a trovare gli amici non vede più case, ma ambienti enormi pieni di cose inutili che hanno un costo – e che alla fine riempiono solo spazi, ma non hanno nessuna utilità.
D’altronde è questo quello che succede quando si cambiano i propri valori, si iniziano a vedere le cose in maniera diversa. E tutto quello che prima ci sembrava così importante, adesso diventa quasi superfluo. Ma questo cambiamento (radicale) non è stato per niente facile – soprattutto all’inizio. Paolo, così come tanti altri camperisti obbligati a fare questa scelta – all’inizio erano visti un pò come i terremotati del quartiere, “i falliti da cui stare alla larga”, “quelli che non ce l’hanno fatta e che oggi vivono di stenti”. Ma dopo un pò che si fa questa vita a quanto pare diventa tutto normale – anche le situazioni di emergenza.
E si finisce con l’apprezzare anche le piccole cose, tutto quello che di solito diamo per scontato fino a quando non ci viene tolto all’improvviso. Si diventa grati anche per una tazza al caffè al mattino e per un tetto sopra la testa. Non importa poi se quel tetto è di una casa o di un camper, l’importante è averne uno bello solido e stare al sicuro.
Paolo oggi ha cambiato vita, ed è riuscito a eliminare un sacco di abitudini inutili e costose. Non sente più la mancanza di aperitivi, cene fuori e shopping, e non riempie più i suoi vuoti con cinema, teatro o esperienze “tappabuchi” – solo per dimostrare agli altri di avere una vita sociale (e di potersi permettere tante cose). Oggi – parole sue – non si annoia mai, forse anche grazie al suo canale You Tube che ha aperto qualche anno fa per raccontare la sua vita e aiutare le persone a fare “il grande passo”.
Vivere in camper: chi sono gli italiani che hanno mollato tutto
Paolo non è l’unico italiano ad aver cambiato per sempre stile di vita. Oltre a lui ci sono migliaia di persone che hanno mollato tutto per andare a vivere in camper. Qualcuno lo ha fatto per scelta, altri per necessità, ma una cosa è certa: nessuno di loro tornerebbe più indietro.
Oltre ai giovani ci sono anche molti pensionati (i pionieri che per primi hanno promosso questo stile di vita), padri separati, persone che hanno perso il lavoro e che oggi hanno solo il loro camper…
E poi ci sono loro: persone che potrebbero permettersi una “vita normale”, ma che hanno scelto la libertà alla comodità.
Il “mollo tutto e vado a vivere in camper” non è sempre un capriccio – talvolta, purtroppo è necessità. Ma non è detto che debba essere per forza una scelta sofferta. Ci sono persone che farebbero carte false per vivere in camper tutto l’anno, altre che invece pagherebbero per tornare alla loro vita di prima. Noi non siamo nessuno per giudicare le scelte altrui, e il nostro augurio è che tutti possano vivere la loro vita come realmente desiderano.
D’altronde è questa la prima forma di libertà: vivere dove e come si vuole.
A questo link trovate il canale You Tube di Paolo Goglio. Oggi vive felicemente a bordo del suo camper e sta cercando di mettere in piedi un villaggio di soli camperisti con piazzole permanenti annuali. Una comunità pensata appositamente per tutte quelle persone che hanno deciso di vivere in camper in pianta stabile. Una specie di campeggio alternativo – ma aperto tutto l’anno e privo di quegli ornamenti ricreativi che invece si trovano in vacanza, come la piscina e il campo da bocce. Il suo progetto prevede solo i servizi essenziali per una vita dignitosa – basata sulla condivisione ma anche sul rispetto della privacy.
A Paolo mandiamo i nostri migliori auguri.
Non esistono “camperisti di serie A o di serie B”.
Che si tratti di scelta o necessità, un camperista è pur sempre un camperista.
[Fonte: Il Messaggero]
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Da noi solo camperisti liberi e felici 👊


